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LA BORSA O LA VITA.
12 settembre 2009: giornata internazionale senza sacchetti di plastica.
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Articolo pubblicato il 14 settembre 2009.

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Tartarughe marine, foche, balene, albatros, delfini sono solo alcune delle vittime mietute ogni anno, soprattutto per soffocamento, dai sacchetti di plastica che si trovano in quantità, a tutti i livelli di mari e oceani, dalle spiagge ai fondali.

POCO LAVORO PER VIVERE A LUNGO.
Capaci di inquinare l’ambiente anche per via indiretta e di contaminare l’organismo umano attraverso la catena alimentare, i sacchetti di plastica sono celebri per la propria longevità: utilizzati mediamente per dodici minuti, impiegano dai duecento ai quattrocento anni per scomparire.

UN GIORNO LUNGO UNA VITA.
Nel contesto della prevista messa al bando delle buste di plastica voluta dall’Unione Europea nel 2004, per iniziativa della società inglese no profit MCS – The Marine Conservation Society, sostenuta dalle fondazioni Esmee Fairbairn e Rufford Maurice in veste di finanziatori, il 12 settembre 2009 è stato eletto “giornata internazionale senza sacchetti di plastica”.

I cittadini sono stati chiamati (per un giorno, con la speranza di estendere questa pratica agli altri trecentosessantacinque degli anni a venire), a rinunciare all’utilizzo dei sacchetti di plastica tradizionali, reperibili in negozi, supermercati e mercati ortofrutticoli, in favore di sportine in cotone, borse riutilizzabili o sacchetti in bioplastica.

Anche l’Italia cerca di sensibilizzare la gente attraverso la campagna Porta la Sporta, patrocinata dall’Associazione dei Comuni Virtuosi.
La campagna vuole sensibilizzare esercenti e consumatori proponendo un cambiamento radicale delle abitudini quotidiane che, ormai, sono classificabili come gesti inconsci: uno di questi è l’utilizzo dei sacchetti tradizionali, disponibili alle casse di molti supermercati o consegnati in negozi e mercati.

Silvia Ricci, membro dell’iniziativa e affiliato dell’Associazione Comuni Virtuosi, spiega che Porta la Sporta è una campagna contemplata all’interno di un progetto più ampio, come primo passo per ridurre l’immissione nell’ambiente di materiali plastici: i sacchetti in plastica sono i più numerosi e invasivi esponenti di questa famiglia.

Segnaliamo il link al sito web dell’iniziativa Porta la Sporta, ricco d’informazioni, documenti e segnalazioni riguardanti progetti destinati a coinvolgere scuole, Enti, esercizi commerciali…: www.portalasporta.it.

 

TORINO COME SAN FRANCISCO.
Pensando a chi si muove per dare il buon esempio, siamo fieri di diffondere una notizia importante: la città di Torino, a partire dal 2010, battendo sul tempo il Governo che ha rimandato l’applicazione della direttiva europea ripresa dalla Finanziaria 2007, metterà al bando le buste di plastica: negozi e supermercati saranno obbligati all’utilizzo di sacchetti ecologici, mentre l’Amiat (azienda responsabile della raccolta dei rifiuti), consegnerà alle famiglie una sporta in cotone.

Questa decisione, oltre a voler promuovere l’allineamento della città alle direttive europee, si pone come scopo la salvaguardia del decoro urbano nelle zone dei mercati, in particolare l’area storica di Porta Palazzo, dove sorge il più conosciuto mercato della città, al termine del quale, ogni giorno, è possibile passeggiare in una selva di buste e imballaggi di plastica.

L’obiettivo è definire un’ordinanza precisa in merito, entro la fine del 2010.

In Italia, iniziativa analoga a quella voluta dal Sindaco di Torino riguarda il Comune di Ercolano.

Oltreoceano, l’Amministrazione di San Francisco ha vietato la distribuzione di sacchetti di plastica nei supermercati e nelle farmacie. In Gran Bretagna il via è stato dato dal comune di Modbury, seguito a ruota da altre città, tra le quali Londra.

Tra i centri di grande distribuzione e i supermercati presenti in Italia che hanno deciso di bandire le borse di plastica, o almeno di offrire ai propri clienti possibili alternative, segnaliamo Auchan (mette a disposizione buste colorate in plastica biodegradabile, borse di carta e box in cartone), Coop, Crai (con Despar e Esselunga offre alternative riciclabili o riutilizzabili), Carrefour (come Conad, nell’attesa di precise ordinanze di legge, continua a distribuire sacchetti di plastica, ma offre la possibilità di ricorrere a borse riutilizzabili), Decathlon (consegna ai clienti esclusivamente borse in materiale ecologico), Ikea (ormai storica la busta di carta).
Non ce ne vogliano eventuali marchi non citati, saremo lieti di segnalare altre iniziative in news o articoli dedicati.

PER RINUNCIARE ALLA BUSTA.
Le principali alternative al sacchetto di plastica sono le sporte riutilizzabili (in cotone o altri materiali), largamente impiegate in passato e le buste in bioplastica a impatto ambientale ridotto.
La bioplastica è plastica biodegradabile ottenuta da materie prime vegetali, rinnovabili annualmente. Il tempo di decomposizione è di qualche mese (in compostaggio), contro i 200-400 anni richiesti dai materiali di cui sono composti i sacchetti normalmente utilizzati.

Le bioplastiche attualmente disponibili sul mercato sono Mater-Bi, Pla Ingeo, Biolice, Biotec, Biograde, Cereplast Compostables. Sono composte principalmente da farina o amido di mais, grano o altri cereali.

Il Mater-Bi, ad esempio, derivato dal mais e prodotto dall’industria italiana Novamont è un materiale utilizzato per la realizzazione d’imballaggi e sacchetti. Completamente biodegradabile e idrosolubile ha costi di produzione maggiori rispetto a quelli della plastica tradizionale, ma minori rispetto a quelli di altri tipi di plastica bio o della carta. I sacchetti in Mater-Bi possono essere riutilizzati per contenere i rifiuti umidi destinati al compostaggio.

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO.
Come nostra abitudine, abbiamo tentato di conoscere tutti gli aspetti di un cambiamento radicale quale sarebbe rinunciare all’utilizzo dei sacchetti in polietilene, prendendo in considerazione le opinioni di quanti depongono a sfavore. Dibattiti, botta e risposta, duelli ideologici degni del set di un film western: questo è lo scenario che si è aperto a noi.
Sostenitori e accusatori della borsa in plastica illustrano pregi e difetti della stessa e delle soluzioni ecologiche sostitutive.

Repubblica, nel maggio 2009, ha pubblicato un articolo in cui è riportata una dichiarazione del Direttore Generale della Federazione Gomma-Plastica di Confidustria, Angelo Bonsignori nella quale sono elencati i punti di forza delle borse in polietilene.

Secondo Bonsignori, la borsa di plastica può essere riutilizzata come sacco per contenere i rifiuti domestici: ciò permette di non ricorrere all’utilizzo di un apposito sacco per il pattume, nuovo, monouso. Le borse in carta pesano più dei sacchetti di plastica: il loro trasporto è più oneroso e ha un maggiore impatto ambientale. La bioplastica costa più della plastica tradizionale, è meno resistente e per la sua produzione è richiesto l’utilizzo di terreni sottratti all’agricoltura alimentare. Alcuni sacchetti di plastica ecologica sono biodegradabili e compostabili ma non idrosolubili, per cui permangono nell’ambiente, anche se per periodi più brevi rispetto alle buste di plastica.

Durante le nostre ricerche abbiamo appreso che, secondo uno studio condotto da WWF Italia, in collaborazione con Michela Sinesi, coordinatrice della campagna Detox, l’utilizzo del mais per la produzione di alcuni tipi di bioplastica comporta alcuni svantaggi.
Eventuali additivi chimici come coloranti o sostanze destinate a migliorare le prestazioni dei sacchetti di bioplastica potrebbero rendere pericoloso l’utilizzo delle borse per lo smaltimento dei rifiuti destinati al compostaggio, Tali sostanze potrebbero passare nel compost e, quindi, nel terreno. La pianta del mais, inoltre, è caratterizzata da un elevato fabbisogno idrico ed è esposta a malattie e parassiti che richiedono l’impiego di pesticidi.
Alcune aziende attive nel settore dell’ingegneria genetica stanno mettendo a punto tecniche di manipolazione che porteranno all’ottenimento di una pianta più produttiva e resistente.
La quantità di energia impiegata per produrre la bioplastica derivata dal mais, infine, è superiore a quella necessaria alla produzione della plastica.

Riassumendo: vantaggi delle bioplastiche.
• Materiale biodegradabile.
• Utilizzo di materie prime rinnovabili.
• Possibilità di utilizzo di materiali di scarto (bucce di patata, residui di mietiture…).
• Materiale adatto al packaging nel settore biologico.
• Materiale utile per ottenimento di compost di qualità.

Svantaggi.
• Elevato fabbisogno energetico del processo produttivo.
• Possibilità d’impiego di OGM per l’ottenimento di materie prime più performanti.
• Prestazioni del prodotto non ancora competitive rispetto alla plastica tradizionale.
• Assenza di normative europee per la certificazione dei prodotti in relazione al compostaggio (eventuale presenza di sostanze nocive).
• Assenza di filiera per il recupero.

Alla critica di alcuni esperti (forse mossi da interessi “personali”…) non sfugge nemmeno il cotone. Uno studio della Canadian Plastic Industry Association sostiene che nelle sporte di cotone riutilizzabili potrebbero accumularsi e proliferare germi e batteri destinati a contaminare gli alimenti trasportati. Agli occhi di chi scrive tutto ciò non pare un ostacolo insormontabile… non è sufficiente adottare la buona pratica di lavare periodicamente la sporta, nonché la frutta e la verdura che vi si ripongono?

OGNUNO HA LE SUE COLPE.
I sacchetti non sono gli unici responsabili dei crimini ambientali attribuibili alla plastica: gli imballaggi realizzati con lo stesso materiale sono altrettanto dannosi. In Italia, ogni anno sono prodotte 260 mila tonnellate di buste e sedici milioni di tonnellate d’imballaggi e involucri vari destinati a contenere alimenti e prodotti normalmente acquistati in negozi e supermercati.

Crediamo nel potenziale benefico che un mutamento radicale e necessario nell’utilizzo di sacchetti e imballaggi di plastica potrà portare. Confidiamo nel fatto che, di là degli interessi economici e commerciali, l’analisi dei lati negativi dell’utilizzo delle bioplastiche sia solo una tappa di un fondamentale processo evolutivo.

Per riflettere: a un anno di distanza dall’entrata in vigore del divieto di utilizzo di sacchetti di plastica per il trasporto della spesa, la Cina ha fatto i conti: 1,6 milioni di tonnellate di petrolio risparmiate e quaranta miliardi di sacchetti di polietilene in meno, sparsi per il mondo.

AMMENDA DOVEROSA.
Lo ammetto e mi espongo al pubblico sdegno.
Quattro giorni or sono ho fatto la spesa in un grande supermercato, durante la pausa pranzo. Come da copione, le borse riutilizzabili che a casa abbondano, lì sono rimaste.
Con la scusa di avere già molte delle suddette borse diligentemente ripiegate in un apposito cassetto, ho utilizzato, acquistandole al costo di 5 centesimi di euro l’una, tre borse di plastica tradizionale.

E’ vero, sono resistenti, capienti e in grado di sopportare un peso straordinario, ma mai quello che ora ho sulla coscienza…

Paola Uberti per Geco Termia s.r.l.

Fonti:
• terranauta.it;
• La Repubblica;
• esseresostenibili.it;
• salutopoli.it;
• Corriere della Sera;
• portalasporta.it

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