Articolo pubblicato il 22 settembre 2009.
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L’eolico fa sempre discutere, nel bene e nel male. Se i vantaggi economici legati alla produzione di energia elettrica grazie all’impiego di questa tecnologia sono evidenti, fattori d’impatto ambientale delle turbine sono alla base di scetticismi.
Rimandando la diatriba a un eventuale, futuro articolo dedicato, parliamo dell’impianto eolico offshore (installato in mare, lontano dalle rive) più grande al mondo, inaugurato in Danimarca, trenta chilometri al largo delle coste dello Jutland occidentale.
Capace di unire le forze politiche del parlamento danese sotto un’unica bandiera, quella dell’efficienza energetica del paese e della riduzione di emissioni di CO2, il megaimpianto da 209 MW di potenza è dotato di novantuno turbine alte 114,5 metri ciascuna.
L’Horns Rev 2, costato 694 milioni di dollari, produrrà energia elettrica per duecentomila famiglie danesi.
Il primo ministro Lars Lokke Rasmussen, durante la cerimonia d’inaugurazione del parco eolico, ha evidenziato l’importanza che questo assumerà negli ambiti del sostegno economico alla popolazione danese e dei cambiamenti climatici mondiali sui quali verterà la conferenza internazionale sul clima di Copenhagen che si aprirà il 7 dicembre prossimo.
L’Horn Rev 2, sviluppato dalla società di proprietà statale Dong Energy, è la seconda installazione eolica di grandi dimensioni sul territorio danese: in Europa la Danimarca è seconda solo all’Inghilterra per numero d’impianti eolici esistenti. Oltre all’Horn Rev 2, infatti, in terra di Danimarca sorge il parco eolico Nysted che raggiunge una potenza complessiva di 165,6 MW con le sue settantadue turbine alte centodieci metri ciascuna, capaci di produrre energia elettrica sufficiente a coprire i fabbisogni di 145 mila famiglie.
Altre realtà europee invitano a riflettere sull’importanza dell’energia del vento. Nei mari della Norvegia è stato installato un impianto eolico “galleggiante”: l’Hywind. A differenza di tradizionali pali poggianti sul fondo del mare, l’impianto è dotato di una base flottante ancorata al fondale. Questa soluzione permette di installare le pale in aree nelle quali i fondali raggiungono anche i settecento metri di profondità, con evidenti migliorie per ciò che concerne i problemi legati all'intersezioni con rotte di navi, aerei e uccelli migratori.
Secondo Ewea (European Wind Energy Association), in Europa gli impianti eolici in corso di realizzazione o riguardati da un progetto potrebbero arrivare a coprire il 10% del fabbisogno di energia elettrica dell’Unione, consentendo di evitare l’immissione in atmosfera di 200 milioni di tonnellate di CO2. Sul sito dell’associazione sono disponibili dati costantemente aggiornati, relativi all’energia prodotta e alla quantità di CO2 non immessa in atmosfera grazie all’energia del vento: http://www.ewea.org/index.php?id=180.
Negli Stati Uniti, a seguito del “benestare” della burocrazia, il settore dell’eolico è in pieno sviluppo: s’ipotizza che i venti oceanici potrebbero consentire la produzione del 20% dell’energia elettrica necessaria al Paese.
Il potenziale italiano in fatto di energia eolica non è eccellente. Recentemente il Paese ha visto l’avvallo, da parte del Ministro Stefania Prestigiacomo, dello studio di fattibilità e impatto ambientale di un impianto eolico che dovrebbe essere installato al largo delle coste molisane, a cinque miglia dalle spiagge di Termoli. Il progetto della Effeventi di Milano, che prevede la posa di cinquantaquattro torri alte ottanta metri, non ha incontrato il favore del Presidente del Molise, Michele Iorio, che si è dichiarato assolutamente contrario all’installazione.
Il Golfo di Gela, invece, secondo un progetto Enel del 2008 in attesa di autorizzazioni, ospiterà un impianto eolico dotato di 115 pale, posate a tre miglia dalle coste.
Paola Uberti per Geco Termia s.r.l.
Fonti:
- dongenergy.com;
- energymanager.net;
- ewea.org;
- Il Sole 24 Ore.