Articolo pubblicato il 22 settembre 2009.
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Nessun pirata all’orizzonte. Solo il profilo delle dieci turbine eoliche offshore che sembrano guardiani il cui compito è rendere difficile lo sbarco a chi non è il benvenuto sull’isola: l’energia prodotta da fonte tradizionale.
La storia di Samso, isola danese situata a metà strada tra Copenhagen e la penisola dello Jutland, è una concreta leggenda contemporanea di evoluzione delle coscienze individuali.
Fino a circa dieci anni fa, l’economia dell’isola era fondata sull’agricoltura e sull’allevamento. Per soddisfare i fabbisogni energetici della popolazione e dei processi produttivi delle fattorie, Samso importava il 100% di energia prodotta da carbone.
L’aumento inarrestabile dei costi dell’energia ha fatto sì che molte fattorie fallissero. Di fronte all’assenza di prospettive, numerosi abitanti, specie tra i più giovani, hanno lasciato l’isola. Samso, sull’orlo del collasso economico e di fronte all’emorragia di abitanti ha deciso di candidarsi come “cavia” di un progetto di riqualificazione voluto dal governo danese. Lo scopo era di creare un laboratorio ecologico nell’ambito del programma che prevede il raggiungimento del 35% di copertura del fabbisogno energetico del Paese, attraverso l’impiego di fonti rinnovabili, iniziato nel 1997.
Samso, riconosciuta territorio ideale per il progetto, ha dovuto fare i conti con lo scetticismo della popolazione, ma ha trovato il proprio eroe: Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori, Hermansen ha lasciato Samso a sedici anni per studiare, arrivando fino in Nuova Zelanda con lo scopo di collezionare esperienze nel settore ambientale. Dopo aver conseguito una laurea in ecologia, a quarant’anni è tornato a casa ed è diventato il promotore del progetto del Governo, facendosi carico di diffondere cultura e informazione riguardo ai benefici economici di cui avrebbe potuto godere la popolazione di Samso se avesse aderito attivamente.
Oggi l’isola è conosciuta in tutto il mondo per la propria anima ecologica che è stata in grado di risollevare l’economia, trasformando una popolazione energivora in una comunità d’investitori che traggono profitto dall’esportazione di energia pulita.
Dieci turbine eoliche offshore (installate in mare aperto), undici pali eolici di proprietà privata, posati a terra, tetti ricoperti di muschio per incrementare l’isolamento delle case e risparmiare energia per il riscaldamento ottenuto da trucioli di legno e paglia, pannelli solari per l’acqua calda utilizzati da maggio ad agosto, trattori alimentati a olio di canola, biciclette, carri trainati da cavalli per i brevi spostamenti, trasporto pubblico con bus a basse emissioni e corse prenotabili, formazione dei cittadini, informazione da parte del Comune e di tecnici specializzati… la rivoluzione energetica ed economica dei Samsinger (così sono definiti gli abitanti dell’isola), si sta realizzando con questi strumenti.
Certo, su Samso non mancano le automobili tradizionali e i cittadini che, per scelta o mancanza di fondi (uno su quattro), riscaldano la propria casa con la nafta, ma la compensazione tra emissioni residue ed energia da fonte eolica esportata rimette a posto le cose, nell’ottica di un progressivo superamento del ricorso a combustibili tradizionali.
Nel 2001 i Samsinger hanno dimezzato le emissioni inquinanti dell’isola. Nel 2003 sono diventati energeticamente autosufficienti. Dal 2005 sono in grado di “esportare” in continente l’energia elettrica prodotta in eccesso da fonte eolica o solare.
Gli investimenti economici richiesti dall’installazione delle turbine eoliche offshore e private, sono stati sostenuti dal Comune e dal Governo che ha affiancato gli investimenti privati anche ricorrendo a sgravi fiscali.
Il futuro di Samso è sempre più verde: sono in programma l’acquisto di automezzi elettrici, l’intensificazione ecocompatibile dell’agricoltura, lo sviluppo del turismo sostenibile (Samso è diventata una meta ambita), lo sfruttamento delle onde marine per la produzione di energia, la diffusione del “riuso”.
I risultati in concreto? Samso è caratterizzata da un’impronta ambientale minore del 20% rispetto alla media nazionale e risparmia il 10% di energia, con l’obiettivo di arrivare al più presto al 20%.
L’eroe verde di gran parte dei 4500 abitanti dell’isola, Hermansen, continua a girare per il mondo con la volontà di promuovere la notorietà di Samso e diffondere il virus benefico della coscienza ambientale ed economica, cronica.
In Italia le prime vittime del contagio sono state Sardegna (la Regione sta collaborando con l’Accademia dell’Energia di Samso), Puglia e Sicilia.
Speriamo ardentemente in una pandemia.
Paola Uberti per Geco Termia s.r.l.
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Fonti:
- Il Corriere della Sera;
- La Repubblica
- ilturista.info