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QUANDO IL “RISO” NON FA BUON SANGUE.
Greenpeace contro il riso OGM di Bayer.

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Articolo pubblicato il 9 ottobre 2009.

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Questa volta non si tratta di cerchi nel grano e non sarà necessario dibattere sull’origine umana o extraterrestre del disegno apparso in una risaia nella provincia di Milano: lo stivale italiano che prende a calci gli organismi geneticamente modificati.

Si tratta di Rice Art per la tutela della biodiversità, della salute ambientale e della sicurezza alimentare.

Attivisti di Greenpeace, dopo aver rappresentato contadini intenti a raccogliere il riso in un campo thailandese, hanno realizzato l’opera italiana che occupa una superficie di 800 metri quadri, destinata a simboleggiare il rifiuto dell’introduzione di riso geneticamente modificato nelle coltivazioni nazionali. Il disegno è ospitato in un campo in cui è coltivato riso della varietà Volano, proprietà di un’azienda agricola che ha scelto di passare al bio vent’anni or sono.

L’azienda agricola ha sede nel Parco del Ticino: l’ente ha appoggiato l’iniziativa di Greenpeace in ragione dell’approccio biologico all’agricoltura adottato già da molto tempo, come rileva Milena Bertani, presidente del Parco.

L’OGM chiamato in causa è il riso LL62 “concepito” da Bayer CropScience e messo a punto per essere in grado di resistere all’erbicida tossico Glufosinato, destinato, nel prossimo futuro, a essere vietato in Europa a causa dell’elevata pericolosità.

Secondo Greenpeace, l’ingegneria genetica non è necessaria, mette a rischio la biodiversità, favorisce monocolture che depauperano l’agricoltura e annientano le specificità territoriali, oltre a comportare rischi per la salute di specie animali e dell’uomo.

Così come l’opera di Rice Art realizzata nei campi thailandesi di Ratchaburi utilizzando due varietà di riso di diverso colore, il disegno presente nel Parco del Ticino vuole concentrare l’attenzione sulle conseguenze dell’introduzione di un tipo di cereale capace di sopravvivere a un erbicida tossico, destinato a combattere la crescita di numerosi vegetali infestanti.

Greenpeace informa che Bayer CropScience sta tentando di ottenere il permesso di commercializzare il riso LL62 in Brasile, Sud Africa, India e Filippine. Negli Stati Uniti è già stata realizzata una coltivazione sperimentale ed è stata avvallata la produzione per uso commerciale. Molti agricoltori, però, preoccupati dalle potenziali conseguenze, non lo coltivano.

Abbiamo cercato di capire quali siano i rischi legati alla produzione massificata di riso LL62, consultando i documenti resi disponibili da Greenpeace.

La resistenza del riso LL62 al Glufosinato implicherebbe un largo impiego di quest’ultimo. Nel 2005, quando l’Unione Europea ha rinnovato l’utilizzo dell’erbicida nel continente, l’Autorità Europea per La Sicurezza Alimentare (EFSA) ha ammesso che i residui di Glufosinato presente nelle patate trattate con questa sostanza causano gravi rischi per la salute dei bambini e per i mammiferi in genere.

I coltivatori di mais OGM sono esposti al Glufosinato nonostante l’utilizzo di equipaggiamenti di protezione.

Le specie vegetali selvatiche e gli insetti che si trovano al di fuori delle coltivazioni transgeniche sono contaminate dall’erbicida, con gravi rischi per la biodiversità.

A questi dati si aggiunge quanto emerso da una relazione dell’EFSA: il Glufosinato potrebbe causare pericoli per i feti e ridurre la fertilità nei mammiferi.

Il riso LL62, grazie alle caratteristiche indotte dalla manipolazione genetica, può essere trattato con alte concentrazioni di Glufosinato in uno stadio avanzato di maturazione. Secondo l’EPA (Agenzia Americana di Protezione Ambientale), tracce dell’erbicida si possono trovare in tutti gli alimenti a base di riso LL62: cuocere il cereale, anche bollendolo, sarebbe inutile.

Per ammissione della stessa Bayer CropScience, il riso OGM non ha le medesime caratteristiche nutrizionali della stessa varietà di riso tradizionale, specie per ciò che concerne la presenza delle vitamine E e B5, di calcio, ferro e di un acido grasso monoinsaturo. Queste discrepanze sono state rilevate nelle quattordici coltivazioni sperimentali ubicate in differenti siti, per un periodo di due anni.

Il ricorso al Glufosinato potrebbe causare mutazioni spontanee nelle piante infestanti, finalizzate a rendere queste immuni all’erbicida. Gli agricoltori si troverebbero a dover combattere piante sempre più tenaci con erbicidi sempre più costosi e in quantità crescente. Un esempio è dato dal riso selvatico, pianta infestante molto simile al riso coltivato, capace di ibridarsi con questo. Se il riso selvatico si ibridasse con l’LL62, potrebbe ereditare da questo il gene modificato, trasformandosi in un vegetale parassita, resistente al Glufosinato.

Ancora Greenpeace informa che risale al 2006 il danno economico stimato in 1,2 miliardi di dollari, causato all’industria del riso a livello globale dalla diffusione di un riso transgenico non autorizzato, prodotto da Bayer CropScience.

Nei depositi di molti paesi, si scoprì che derrate del cereale più consumato al mondo erano state contaminate da una varietà di riso OGM. Partendo dai campi sperimentali negli Stati Uniti, il riso OGM si inserì nella catena alimentare globale, implicando il ritiro dal commercio di numerosi prodotti a base di riso, con conseguenti danni economici per agricoltori, trasformatori e commercianti che dovettero sostenere i costi delle analisi, del ritiro materiale dei prodotti e le perdite implicate da cancellazioni di ordini, restrizioni sulle importazioni, danneggiamenti d’immagine dei marchi…

Il 2009, in Europa, ha visto l’introduzione di una legislazione dedicata alla regolamentazione delle produzioni e autorizzazioni di prodotti derivanti da manipolazione genetica. La legislazione stabilisce i limiti dell’approvazione di questi prodotti e la messa al bando di quelli considerati dannosi per la fertilità dei mammiferi, cancerogeni o mutageni.

Cosa è esattamente un OGM? Legambiente ci ha fornito un documento completo e approfondito, relativo all’introduzione di OGM nel settore agroalimentare, redatto dalla Coalizione Italia-Europa – Liberi da OGM (schieramento costituito dalle maggiori associazioni di agricoltori, commercianti, distributori, artigiani, consumatori, ambientalisti, scienziati). Il testo riporta l’esatta definizione di Organismo Geneticamente Modificato: - il termine OGM, […] si riferisce a esseri viventi il cui DNA è stato modificato attraverso tecniche di “ingegneria genetica” che permettono l’isolamento, la modifica e il trasferimento da un organismo a un altro di sequenze di DNA.
È quindi possibile parlare di OGM anche nel caso in cui si “trasferisca” un gene di mais in mais, purché questo sia fatto utilizzando la tecnica del DNA ricombinante. La definizione adottata dalla Direttiva europea 2001/18, che regola il rilascio ambientale degli OGM, è la seguente: «un organismo, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genica naturale». Tale modifica viene definita con il termine di “trasformazione” o “transgenesi” e l’organismo da esso derivato viene detto “trasformato” o “transgenico”. -

Il documento redatto dalla Coalizione differenzia gli OGM dai prodotti risultati delle biotecnologie, tra le quali s’inseriscono i processi di selezione e adattamento di specie animali e vegetali, risalenti alle origini dell’agricoltura e dell’allevamento.

Lo studio evidenzia che l’introduzione di OGM nel mercato agricolo italiano, in particolare, sarebbe deleterio dal punto di vista economico e ambientale e mette in dubbio i vantaggi legati agli organismi transgenici illustrati da quanti sono favorevoli, sottolineando che il mercato agricolo degli OGM è riuscito a consolidarsi solamente su quattro tipi di coltivazioni.

Secondo la Coalizione, è sbagliato criminalizzare a priori gli OGM, anche perché questi sono applicati con successo e senza rischi nei settori farmaceutico, industriale e relativo alla ricerca. Nonostante ciò, i potenziali rischi per la salute legati all’applicazione degli organismi transgenici in agricoltura sono ancora oggetto di studi e incertezze… nel dubbio, meglio evitare.
Anche il tema dei prodotti agricoli transgenici finalizzati a combattere fame e carestie nei paesi disagiati non convince: di là dei teorizzati pericoli per l’uomo, gli animali, l’ambiente e la biodiversità, la Coalizione evidenzia i rischi legati a monopoli commerciali di sementi e affini.

Nel documento, con riferimento al rapporto tra OGM e fame nel mondo, si legge - Il Pontificio Consiglio Cor Unum pronunciandosi sulla questione della fame nel mondo così afferma “È un’illusione attendersi soluzioni preconfezionate: ci troviamo in presenza di un fenomeno legato alle scelte economiche dei dirigenti, dei responsabili, ma anche dei produttori e consumatori e che si radica profondamente nel nostro stile di vita”. E ancora “La sicurezza alimentare degli individui dipende essenzialmente dal loro potere d’acquisto, e non tanto dalla disponibilità fisica di cibo”. Per ben valutare le relazioni esistenti e potenziali fra fame e OGM è particolarmente utile considerare quanto sottolinea la FAO quando ricorda che “l’enorme maggioranza delle persone affamate vive nelle zone rurali del mondo in via di sviluppo”. È dunque utile avviare la riflessione sulle implicazioni del ricorso alle biotecnologie sulla sicurezza alimentare proprio a partire dallo specifico del mondo rurale, in modo da meglio comprendere come si possa uscire da questo “paradosso delle campagne affamate”. -
Il tema degli OGM, delicato, controverso, oggetto di dubbi e perplessità dovuti alla molteplicità di opinioni contrastanti, anche radicalmente, ci ha spinto ad approfondire le informazioni offerte ai nostri lettori, facendo riferimento anche a pareri favorevoli all’introduzione degli organismi transgenici nel mercato alimentare.

Molti di coloro che cercano di ridimensionare l’allarme OGM, oltre a evidenziare il successo di questi in ambito farmaceutico, sostengono che l’agricoltura e l’allevamento sono processi millenari di manipolazione genetica, fondati sulla selezione di varietà di vegetali e specie animali più adatte a soddisfare le esigenze alimentari dell’uomo, non operando, quindi, la differenziazione tra biotecnologie “tradizionali” e “avanzate” evidenziata nel documento redatto dalla Coalizione Italia-Europa – Liberi da OGM.

Norman Borlaug, premio Nobel per la pace nel 1970, insignito della Public Welfare Medal dall’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti nel 2002, della Presidential Medal of Freedom e della Congressional Gold Medal (le più alte onorificenze del Paese), grazie alle ricerche e ai risultati ottenuti nel campo della manipolazione genetica, è considerato il leader della Rivoluzione Verde, ovvero la ricerca scientifica in campo agricolo, volta a combattere fame, carestie e povertà. Soltanto Martin Luther King, Madre Teresa, Nelson Mandela e Elie Wiesel hanno ricevuto i premi riconosciuti a Borlaug, assieme al Nobel.

A Borlaug è stato riconosciuto il merito di aver scongiurato la morte per fame di migliaia di persone grazie al frumento resistente a malattie e siccità e adattabile a diverse tipologie di ambiente che egli ha messo a punto. Secondo le stime, grazie al frumento OGM di Burlaug, è stata scongiurata una carestia mondiale che avrebbe mietuto un numero di vittime oscillante tra i 245 milioni e il miliardo.

Le dichiarazioni del premio Nobel hanno spesso suscitato polemiche. Ecco il suo pensiero espresso durante una visita in Italia nel 2002, riguardo agli OGM: “Sono il male minore che evita a milioni e milioni di persone nel mondo di morire di fame, il punto è che la ricerca deve essere affidata a centri pubblici e non a privati. La storia della terra e lo sviluppo dell'uomo si basano sugli organismi geneticamente modificati. I rischi dell'oggi, se rischi ci sono, devono essere messi sul piatto della bilancia assieme a milioni di vite salvate da morte per fame ed ai chilometri quadrati di terreni sottratti alla deforestazione perché per coltivare secondo le tecniche più recenti basta meno spazio a parità di resa".

E’ un altro premio Nobel, in questo caso italiano, a dare un altro parere positivo nei confronti degli OGM e del potenziale “umanitario” che li caratterizza.
Rita Levi Montalcini, Nobel per la medicina nel 1986, durante il forum di Confagricoltura di Taormina, svoltosi a marzo, ha dichiarato: “Non saprei spiegare perché la gente ha paura degli Ogm, è difficile dire come nasca la paura e come si possa bloccare il timore di qualcosa che non si conosce. È una forma di superstizione e va combattuta perché tutte le cose inesistenti possono sembrare più pericolose di quelle esistenti […] E poi per combattere la fame bisogna sviluppare la coltivazione usando tutti i mezzi che la scienza ci mette a disposizione, ma l'arma più efficace per sconfiggere la povertà è assicurare l'istruzione ai giovani e alle donne e garantire la parità dei diritti”.

L’Accademia dei Quaranta di Roma, secondo la scienziata, ha dimostrato l’assenza di rischi legati all’utilizzo OGM.

Relativamente alla possibilità di utilizzare gli OGM per combattere la fame nel mondo, chi scrive ha chiesto il parere del Dottor Paolo Narcisi, operante presso l’Ospedale C.T.O. di Torino e Presidente della Onlus RAINBOW FOR AFRICA, sostenuta dalla nostra azienda: “Sono perfettamente d'accordo con il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Modificare le caratteristiche di animali e vegetali è sempre stata un'aspirazione dell'uomo (tutti i frutti e gli ortaggi che mangiamo sono frutto di migliaia di incroci e ti sembra che Maya [per chiarezza il “cocker aziendale” di Geco Termia] assomigli al lupo suo progenitore?). Le modificazioni genetiche ottenute per incroci e quelle ottenute con tecnologie geniche non sono diverse che nel tempo necessario per ottenerle. E la presunta (e possibile) pericolosità del risultato è assolutamente identica: l'incrocio che ha dato origine a Maya ha dato i natali anche ai Dobermann, ai Mastini, ai Rottweiler. Quindi il problema non sono gli OGM (noi stessi lo siamo, altrimenti saremmo ancora scimmie), ma l'uso che si fa della tecnologia. Se modifico il grano per ottenere chicchi più grandi e nutrienti è una cosa buona (ed è quello che attraverso incroci hanno ottenuto i nostri progenitori nel paleolitico creando l'agricoltura), se modifico il grano perché sia sì più nutriente, ma anche sterile, obbligando i contadini a comprare ogni anno le sementi (magari sempre dalla stessa ditta), questo è sbagliato. Le tecnologie non sono buone o cattive, lo sono gli esseri umani che le usano.”

In conclusione, tra pareri favorevoli e contrari al ricorso agli OGM, non è facile orientarsi.

Soprattutto induce alla riflessione la possibilità che attraverso la manipolazione genetica di vegetali destinati all’alimentazione umana si possano combattere fame e povertà, così come i potenziali rischi biologici ed economici indicati da Greenpeace e altre associazioni che si dichiarano apertamente contro il ricorso agli alimenti transgenici.

Pur senza patetismi o ipocrisie, dopo aver toccato argomenti come carestie, fame e povertà, forse perché è uno dei simboli delle società che fame non hanno o perché fatichiamo a comprenderne l’urgenza e l’utilità sociali, ci autocensuriamo non facendo alcun commento sul fatto che partendo da un merluzzo artico e passando attraverso un lievito modificato geneticamente, è stata prodotta una proteina che permette di produrre il gelato che non si scioglie…
 

SIAMO IN DEBITO!

Questo articolo è stato redatto con la preziosa collaborazione della dott.ssa Michela Barbieri (Consulente Specializzato in Risorse Umane e Ricerca, operante a Torino) che ci ha fornito materiale di consultazione, del dott. Paolo Narcisi (attivo presso l’ospedale C.T.O. di Torino, Presidente della Onlus RAINBOW FOR AFRICA) che ha messo a nostra disposizione la sua esperienza sul campo in fatto di fame nel mondo e popolazioni disagiate, e della dott.ssa Daniela Sciarra di Legambiente che ci ha trasmesso il documento redatto dalla Coalizione Italia-Europa – Liberi da OGM.

A queste persone, che hanno accolto con entusiasmo la nostra richiesta di supporto, vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.

Paola Uberti per Geco Termia s.r.l.

Documenti e collegamenti utili relativi all'articolo (in ordine di citazione).

 

Fonti:

  • Ansa
  • Apat;
  • Greenpeace;
  • Il Sole24Ore;
  • La Stampa.
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Articolo pubblicato il 9 ottobre 2009.
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